ARTE INUIT: UN GIORNO IN GALLERIA
   
  In mostra sculture e stampe dall'Artico Canadese

Ali spiegate di uccelli in volo, buoi muschiati con fattezze umane, orsi che danzano o che incedono con andatura umana, figura di uomo o di donna con artigli da rapaci o pinne di foca, una potente regina dei mari, Sedna, simile ad una sirena, sciamani in danza estatica con il tamburo….. Ecco che la pietra o l'osso di balena o il corno di caribù prendono vita e nel loro silenzio raccontano moltissime cose, o avvenute tanto tempo fa o rispecchianti la vita di oggi di un popolo a sé, vissuto distaccato da tutti per millenni e improvvisamente venuto in luce in un faragginoso e velocissimo concatenarsi di eventi.

I° visitatore - Che belle! E' la prima volta che le vedo. Ah, vengono dal Grande Nord - Bellissime .. vien voglia di accarezzarle… una più bella dell'altra!

2° visitatore - Sulla locandina lei ha scritto mostra di "ARTE" Inuit: ma questo è artigianato. Dietro non c'è niente. Come, lei dice che approfondendo la conoscenza culturale e accettando realtà spirituali diverse dalla nostra potremmo scoprire un mondo di nuove emozioni? Mah, ho molti dubbi. Per me è artigianato!

3° visitatore - Le conosco. Ho visitato molte gallerie e Musei di Arte Inuit in Canada. Complimenti, la sua collezione è splendida - tutti pezzi scelti. E anche i suoi prezzi sono contenutissimi. So quanto costano in Canada….

4° visitatore - Le ho già viste in Canada, ma qui non vedo una che mi aveva colpito - non la trovo. Si, certo sono tutti pezzi unici autenticati, ha ragione, non posso trovarla uguale, ma però…insomma non ne vedo una qui che le assomigli o che mi piaccia altrettanto!

5° visitatore - Sono ritornato per godere ancora di queste belle cose. Pezzi nuovi, vedo. La scultura che ho comperato lo scorso anno mi piace ogni giorno di più. Si è stabilito un rapporto, un'intesa…..

6° visitatore - Gli Inuit, su commissione dei bianchi, si sono messi a fare sculture e stampe, di punto in bianco. E''una produzione contemporanea che non è il risultato di un'evoluzione del pensiero artistico……Non è genuina, è stata introdotta ed è estranea alla cultura Inuit.

7° visitatore - Non ho mai visto tanta inventiva artistica. Non si tratta di stranezze, è come se gli artisti riuscissero ad imporre verità e coerenza all'impossibile….


8° visitatore - Gli Inuit fanno sculture e stampe solo per far soldi! Da noi è molto diverso, da noi c'è l'Arte per l'Arte!

E così via, in un avvicendamento di glorificazioni (le più numerose) e di denigrazioni.

Queste reazioni e commenti necessitano di qualche considerazione e di un po' di storia.

Il discorso sull'Arte Inuit potrebbe prendere l'avvio dalla constatazione che noi occidentali, forti della nostra millenaria cultura storicamente documentata e delle bellezze che essa ha creato, non riusciamo a rinunciare ad ergerci a giudici insindacabili di culture differenti e di quanto da loro creato.
Che alle spalle di un popolo ci siano esperienze altrettanto millenarie, anche se non storicamente documentate, completamente differenti dalle nostre e che tale differenza non implichi necessariamente inferiorità viene di regola disinvoltamente ignorato; continuiamo ad usare i nostri parametri di giudizio, cercando inoltre di plasmare (o plagiare) le altre culture a somiglianza della nostra.

Nel caso degli Inuit, forse interpretando la loro assenza di aggressività e la loro silenziosa riservatezza come assenza di decisionalità e di solidi principi, all'inizio sono state prese tutte le decisioni, anche quelle riguardanti il settore artistico, dall'esterno.
Non è stata data voce né agli artisti Inuit, per spiegare la loro opera e per decidere come presentarla , né agli altri Inuit per conoscere le loro reazioni di fronte ad una scultura o ad una stampa e quindi per collocare nella giusta luce il loro mondo artistico e spirituale.
Ci sono tre parole nella lingua Inuktitut che riassumono brevemente i parametri acui deve rispondere un buon pezzo d'arte e che, se prese in considerazione, sarebbero forse bastate ad eliminare alcuni malintesi culturali:
"inismatsiatuk" che significa "ogni cosa al suo posto"
"takuminuktut" che significa "ciò che richiede di essere guardato"
"suligasuatuk" che significa "sforzandosi di raggiungere la verità"

E' vero che l'incitamento a produrre sculture e grafica è venuto dai bianchi, ma è anche vero che tale incitamento nasceva da due realtà oggettive.

La prima rilevava la creatività, la manualità e l'istinto artistico evidenti nei manufatti (amuleti,armi, vestiti cerimoniali, utensili, monili e la memory art richiesta dai bianchi) della loro quotidianità da seminomadi.
E' come se negli anni '50 gli artisti Inuit avessero finalmente incominciato a dare concretezza alle visioni accumulate nella mente in tanti secoli. La scultura e la grafica sono infatti per loro la traduzione di un pensiero e come tali hanno sempre un significato sia per l'artista che per gli altri, indipendentemente dalla forma. Capacità di visualizzazione imposta, nel lungo periodo senza tempo, dall'ambiente, sconfinato deserto di ghiaccio, e dalla solitudine, per vincere sia l'uno che l'altra e per sopravvivere.
Allo stesso tempo l'arte Inuit è l'espressione di un saldo realismo: anche se l'opera
(tridimensionale o bidimensionale) rappresenta spiriti, sciamani trasformati in animali o esseri soprannaturali, gli artisti Inuit sono realisti perché rappresentano quello che hanno da sempre visualizzato per spiegare i lati oscuri della vita e per mettere ordine nel caos.

E' da notare inoltre che, nonostante l'invasione religiosa dei missionari cattolici e protestanti , con conseguente conversione del popolo artico, echeggia tuttora, e soprattutto negli artisti , la spiritualità sciamanica, anche se nessuno, richiestone, lo ammetterà o ne discuterà mai.

La seconda realtà oggettiva che spinse i delegati del Governo Canadese
ad intervenire era il bisogno di trovare nuovi mezzi di sostentamento, dopo la disgregazione, da parte dei bianchi, della vita tradizionale del popolo artico.
Certo, l'arte serve anche a portare soldi ed è quello che avviene dappertutto; la differenza sta nella schiettezza con cui gli artisti Inuit lo riconoscono e nella reticenza vagamente ipocrita con cui da noi molti lo negano. Il realismo Inuit, sia nell'arte che nel quotidiano, è sempre presente - "sulijuk" = è vero o reale.

Gli artisti Inuit risposero prontamente alle sollecitazioni con una ricchezza di ispirazione e un talento tali da escludere decisamente che tali virtù fossero "importate" o "imposte"! Fu un'esplosione di creatività e di desiderio di far conoscere ai bianchi le loro tradizioni, spiritualità, mitologia. Gli artisti non disponevano di Scuole d'Arte, non avevano modelli esterni a cui ispirarsi, non avevano nemmeno la parola "arte" nella loro lingua.
Ciò che veniva creato era naturale e genuino, anche se a volte venivano accettate indicazioni che riguardavano l'aspetto formale del pezzo d'arte, in modo che esso fosse più accettabile e vendibile presso i bianchi : il significato e la verità del pezzo non veniva intaccato.
All'inizio quindi gli artisti avevano come precipuo scopo quello di fissare nella pietra o nell'immagine grafica storie, leggende, credenze, che, con il veloce cambiamento di oraganizzazione sociale a cui erano sottoposti, si sarebbero potute dimenticare e che rappresentavano il bagaglio della loro tradizione orale, prima del contatto con la nostra cultura.

A questo punto si innesta la questione della totale fedeltà alla tradizione o dell'accettazione della sua evoluzione e adeguamento alla realtà odierna. Questione aperta sia presso il pubblico dei bianchi, sia all'interno della stessa società Inuit con un duplice schieramento. Per gli uni la tradizione significa l'idea romantica di un Nord intatto, percorso da slitte con i cani , estremo rifugio per le loro fantasie di un possibile ritorno alle origini, per cui vorrebbero fermare il tempo, congelando gli Inuit in un impossibile stereotipo.

Per gli altri la tradizione rappresenta la vita del passato, interrotta quasi brutalmente nell'arco di una cinquantina d'anni, irrecuperabile ma irrinunciabile, come se abbandonando la sua originale ritualità e adeguandola alla nuova realtà con esse si abbandonasse e si tradisse la propria identità.

Dall'altra parte di questo baluardo rappresentato dalla tradizione stanno quei bianchi che riconoscono l'individualità e l'indipendenza di una cultura diversa e della sua arte e il suo diritto a seguire una sua propria evoluzione al pari dell'arte occidentale; e stanno quegli artisti Inuit, forse più aggressivi e protesi al futuro, che rispondono alle proprie esigenze interiori cercando nuove vie e nuovi mezzi d'espressione, esigenze che comunque nascono da un'essenza Inuit.

Queste brevi annotazioni non riguardano certamente quella fetta di "arte turistica" o per meglio dire "falsa arte", quella che si vende per interderci agli aeroporti. Chi ama l'Arte sa sicuramente prendere in considerazione solo quella vera!

Sono le 19.30 - La Galleria chiude. Alla fine di una giornata passata sotto lo sguardo ironico di orsi e trichechi danzanti o avvolti da un alone di spiritualità inquietante che emana da sciamani in trasformazione, ci si permetta di fare un bilancio , dopo aver toccato alcuni argomenti e tentato di chiarire qualche dubbio e qualche malinteso: il numero di coloro che apprezzano l'Arte Inuit e la sanno godere, anche profondamente, nella sua verità e nel suo significato, oltre che nei suoi valori estetici, superano largamente coloro che o non ne ricevono emozioni o la relegano nell'ambito dell'artigianato o le attribuiscono false origini. Il Futuro dirà il resto. Naturalmente con la voce dell'artista Inuit!

Anna Molinari